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Paragrafo 2 . La politica interna del regime napoleonico.

     
La  Francia  tornava  dunque  ad essere una  monarchia:  l'imperatore,
esercitando   il   potere  esecutivo,  tenendo  sotto   controllo   il
legislativo  e  il  giudiziario  e  detenendo  un  titolo   dichiarato
ereditario, era paragonabile ad un sovrano assoluto. Nonostante ci  e
bench  gli  fosse  stato riconosciuto il diritto di  nominare  grandi
dignitari   e  alti  ufficiali  sul  modello  della  corte  borbonica,
Napoleone  era a capo di una monarchia ben diversa da quella abbattuta
dalla  rivoluzione. Le ripetute modifiche costituzionali  che  avevano
determinato la progressiva estensione dei suoi poteri, oltre ad essere
state  ratificate  dalla approvazione popolare,  erano  state  infatti
accompagnate  da  riforme che avevano modernizzato le strutture  dello
stato,  rendendole pi funzionali e in linea con le aspirazioni  della
borghesia.
     L'apparato amministrativo venne completamente riformato, in  modo
da  creare  un'organizzazione fortemente centralizzata e  allo  stesso
tempo  razionale ed efficiente. Il paese fu suddiviso in dipartimenti,
circoscrizioni e comuni, affidati a prefetti, sottoprefetti e sindaci,
tutti  funzionari di carriera di nomina imperiale, cui si richiedevano
elevate capacit professionali e provata fedelt al regime. Il  potere
centrale aveva cos a disposizione uno strumento efficace non solo per
l'esercizio  delle  varie funzioni amministrative,  ma  anche  per  il
mantenimento  della  stabilit  politica;  proprio  per  questo   esso
costituir un modello per regimi diversi e per altri stati anche  dopo
la caduta di Napoleone.
     Ammodernamento  e  razionalizzazione  caratterizzarono  anche  la
riforma  del sistema giudiziario; questo venne sottoposto al controllo
del  governo  centrale, che nominava i magistrati  e  ne  disponeva  i
trasferimenti  e  le  promozioni. La realizzazione  principale  fu  il
Codice  civile che raccolse e riordin tutto il frammentario e caotico
apparato   legislativo   in  vigore  sul  territorio   nazionale.   Le
fondamentali conquiste della rivoluzione - l'abolizione dei  privilegi
feudali, la laicit dello stato, l'eguaglianza dei cittadini di fronte
alla   legge   e   il   diritto  alla  libert  personale   -   furono
definitivamente consacrate. A riprova della ormai consolidata egemonia
della  borghesia,  ampio spazio e notevole rilievo vennero  attribuiti
alle norme relative alla propriet ed alla iniziativa economica. Preso
a  modello  in  numerosi stati d'Europa e del mondo, il Codice  civile
napoleonico,   contribuir   alla  modernizzazione   delle   strutture
giuridiche  ed  alla diffusione dei valori borghesi della  rivoluzione
francese.
     Particolarmente   significativa  fu  la   riforma   del   sistema
scolastico:   la   riorganizzazione   secondo   il   criterio    della
centralizzazione e il diverso peso attribuito ai vari  ordini  e  alle
diverse discipline testimoniano la volont di fare dell'istruzione uno
strumento per il consolidamento del sistema politico e della  alleanza
tra  regime  e  forze economico-sociali dominanti. Mentre l'istruzione
primaria  venne  delegata ai privati (circa il 50%  della  popolazione
rest  analfabeta), l'insegnamento secondario superiore fu  sottoposto
al   controllo  del  governo  centrale,  che  lo  potenzi  attraverso
l'istituzione  di  licei, universit e scuole  politecniche;  esso  fu
chiaramente finalizzato alla formazione di
     
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     "quadri  dirigenti" (dal francese cadre, "tavola o  registro  nel
quale  erano  iscritti  i  nomi di ufficiali e  sottufficiali")  nella
organizzazione amministrativa, nel sistema giudiziario,  nell'esercito
e   nel   sistema  economico,  che  fossero  capaci  e  fedeli.   Data
l'importanza  del ruolo loro assegnato, la formazione  dei  professori
venne  affidata  all'universit  imperiale  e  sottoposta  al  diretto
controllo dello stato.
     Fonte  di sostegno per il regime fu anche la riconciliazione  con
la Chiesa, realizzata con il concordato sottoscritto da Napoleone e da
papa  Pio  settimo  nel  1801 e ratificato nel 1802.  Esso  proseguiva
l'opera  di  pacificazione avviata con l'adozione di misure favorevoli
al  rientro  dei  nobili e dei preti refrattari emigrati,  e  volta  a
guadagnare  il  consenso  delle forze sociali pi  conservatrici,  del
clero   e  delle  masse  rurali  da  sempre  legate  alle  istituzioni
ecclesiastiche.  Abolita la costituzione civile del clero,  la  Chiesa
riconosceva  lo stato francese e rinunciava a qualsiasi rivendicazione
sui  beni che le erano stati alienati durante la rivoluzione; lo stato
dichiarava il Cattolicesimo religione della maggioranza dei francesi e
assicurava  una  retribuzione  agli  ecclesiastici;  tutti  i  vescovi
avrebbero dovuto dimettersi per far posto a nuovi prelati nominati dal
capo dello stato e consacrati dal papa.
     In   campo  economico  venne  attuata  una  politica  decisamente
favorevole  alla  borghesia  imprenditoriale.  Furono  istituiti  dazi
doganali  per  proteggere  le  industrie nazionali  dalla  concorrenza
straniera;  l'ampliamento  della rete stradale,  la  realizzazione  di
altre  opere pubbliche nel settore dei trasporti e delle comunicazioni
e  le  commesse per le forniture militari determinarono un  incremento
della  domanda  interna. Vennero posti forti vincoli alla  libert  di
associazione  degli  operai e dei braccianti; in  appoggio  ai  ricchi
proprietari  delle  colonie  fu attuata  una  dura  repressione  delle
rivolte  degli  schiavi neri, bench si ispirassero ai principi  della
rivoluzione;  nelle Antille, dalle quali proveniva  gran  parte  della
produzione  di  zucchero e di caff, fu reintrodotta la schiavit.  Il
risanamento delle dissestate finanze pubbliche fu affidato alla  Banca
di  Francia, istituita nel 1800 e retta da un governatore nominato dal
capo  dello stato. Il sistema fiscale venne sottoposto ad uno  stretto
controllo  centrale; al fine di rendere pi eque le imposte fondiarie,
fu  realizzato un nuovo catasto, ma si reintrodussero anche le imposte
indirette  precedentemente abolite sul sale, sul tabacco  e  su  altri
generi  di largo consumo, che colpivano in modo pi pesante le  classi
meno agiate.
